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S&S

1954 S&S FINISTERRE 11,73 mt

MANY NEW PICS AND 1958 AND 1965 NATIONAL GEOGRAPHIC REPORTAGE – complete articles available for new owner

TIPO/TYPE:                                     Bermudian Yawl

ANNO/YEAR:                                 1954

LUNG.f.t./LOA:                             mt 11,73 / 38’6”

LARG./BEAM M.:                         mt 3,50 / 11’3”

STATO/CONDITIONS:                Buono / Good

CANTIERE/BUILT BY:               Seth Persson, Old Saybrook, Connecticut

PESC./DRAFT:                               mt 1,18/ 5’10” – 2,31 m down

BANDIERA/FLAG:                        Italiana

MAT.SCAFO/HULL MATERIAL:            Legno con doppio corso fasciame mogano e ciliegio /

Wood, Mahogany and Cherry tree

INTERNI / ACCOMODATION

CABINE/CABINS:                        1 doppia letto a “V”/Double with “V” bed

POSTI LETTO/BERTHS:           2 + 2 in dinette / 2 + 2 in saloon

BAGNI/TOILET:                          1

COL. SCAFO/HULL COLOR:            Bianco / White

MOTORE / MACHINERY

MARCA /BRAND:                        Medialist Niv. 5432, 32 CV

dal libro “Olin Stephens – il mondo di Sparkman & Stephens” foto Franco Pace, testi John Lammertsvan Bueren, Trieste 2002.
“Abbastanza piccola per le brevi uscite in solitario, abbastanza confortevole per le crociere in grande stile, abbastanza sicura per le traversate oceaniche, abbastanza veloce per vincere regate, abbastanza capiente per essere dotata di un frigorifero con trazione a cinghia. Una barca a deriva mobile da un lato avrebbe permesso, dato lo scarso pescaggio, di navigare nelle acque basse della Chesapeake Bay, dall’altro, con la sua notevole larghezza, avrebbe avuto la stabilità necessaria per affrontare lunghe traversate oceaniche. Si sarebbe chiamate Finisterre e avrebbe incarnato la pretesa della “botte piena e la moglie ubriaca”. Quando Carleton Mitchell, conosciuto come Mitch, si presentò nello studio della Sparkman & Stephens con questi requisiti in mente, sembrò il promotore di una missione impossibile.
Olin Stephens certamente esitò davanti alla sua richiesta. A prescindere dalla questione delle caratteristiche contrastanti che si richiedevano, Stephens, che ragionava sempre in termini di sicurezza, non aveva mai considerato le barche a deriva mobile adatte alle regate d’altura. Queste imbarcazioni potevano in effetti anche capovolgersi senza possibilità di raddrizzarsi. Mitchell aveva presentato le sue idee e i propri obbiettivi su alcune riviste, esponendo il progetto alle critiche dei lettori.
Per fortuna la sua barca si rivelò tutt’altro che un fallimento, divenendo, al contrario, una vera e propria leggenda nella storia dello yachting.
L’obbiettivo che l’armatore si era posto fin dal principio era quello di una “casa galleggiante”, capace di tenere bene il mare, e non uno yacht esclusivamente da regata. Per questo motivo in fase di progettazione il problema del rating non fu nemmeno preso in considerazione. Mitchell si concentrò soprattutto sui dettagli, anche minimi, selezionando materiali, attrezzature e impianti con molta cura, dato che la sua esigenza principale era quella di poter solcare gli oceani, in regata o in crociera, in una barca accogliente e confortevole.
L’elenco delle manovre e degli impianti di Finisterre avrebbe fatto invidia ad un Maxi: una ghiacciaia a cinghia, una stufa a carbone, un giradischi svizzero a manovella, una radio tedesca a modulazione di frequenza e quattro altoparlanti Warfdale.
In coperta la barra era sostituita dalla ruota, una scelta inusuale per una barca di 38 piedi, ma decisamente più adatta per il pilota automatico. L’imbarcazione era inoltre fornita di un indicatore del vento sperimentale nel pozzetto. In un certo senso Finisterre, di 38′, aveva impianti e accessori da uno yacht di 72′. Nel cantiere Seth Saybrook lavorava solo il titolare Seth Persson, orgoglioso del proprio lavoro e della propria abilità professionale. Con l’ordinazione di Finisterre, Seth ebbe modo di utilizzare i migliori materiali disponibili sul mercato: mogano dell’Honduras e cedro di Port Orford per il doppio fasciame, quercia bianca per la costolatura. Per la scassa dell’albero era invece ricorso al Monel, e per i madieri al bronzo. Per gli interni il cantiere aveva costruito un modello dimostrativo a grandezza naturale volto a verificare eventuali difetti o inconvenienti del progetto. Le vele di Finisterre furono tra le prime tagliate in un nuovo tessuto sintetico, il Dacron.
Grazie alla notevole larghezza, alla poca zavorra e al pescaggio limitato, il progetto della S&S fu singolarmente favorito dalla formula di stazza, anche se va precisato che il rating favorevole non fu certamente l’unica ragione del suo straordinario successo.
Mitch, grande skipper di regate oceaniche, portava Finisterre, la sua casa galleggiante, al limite delle possibilità. La tenacia e la bravura del suo eccellente equipaggio corrispondevano all’affermazione dello skipper: “Perché spendere tanti soldi in attrezzature stravaganti per guadagnare qualche secondo se poi al timone c’è uno che butta via minuti”.
I risultati di Finisterre furono superiori a qualsiasi aspettativa: la barca vinse la Regata delle Bermude per tre edizioni consecutive, compresa quella del 1960 disputata in condizioni veramente da barche grosse, con burrasca forza 9. In quell’occasione era stato Bolero a segnare il miglior tempo reale, ma Finisterre aveva trionfato in tempo compensato, battendo peraltro 109 regatanti su 135 senza dover ricorrere ai compensi.
Pur avendo questo yacht segnato un record di vittorie stupefacenti, il suo proprietario era solito affermare che come barca da crociera il suo successo era ancora maggiore.
Finisterre impressionò profondamente il mondo dello yachting, dando vita a una progenie di copie, quasi-copie e progetti derivati, molti dei quali della stessa S&S, per quei clienti che desideravano navigare senza rinunciare alle comodità. Nessuna di queste imitazioni riuscì tuttavia ad eguagliare gli strepitosi risultati dell’originale., Gli yacht a deriva mobile, d’altro canto, non registravano di solito buone prestazioni con venti leggeri, cosa che accadde allo stesso Finisterre dopo che Mitchell l’ebbe venduta. Chiaramente era sua gran parte del merito, in quantom una buona barca e la buona stella non possono garantire da sole un successo duraturo: Mitchell e il suo equipaggio avevano avuto la capacità di riconoscere la foruna e di coglierla al volo quando si era presentata, e con il proprio talento da veri marinai avevano portato Finsiterre alla gloria…”

Finisterre Dimensions
LOA 38′-6″
LWL 27′-6″
Beam 11′-3″
Design Number: 1054
Year Built: 1954
Builder: Seth Peterson, Old Saybrook, Connecticut
Draft 3′-11″ (board up) 7′-4″ (board down)
Displacement 18,640 lbs
Ballast 5,860 lbs (outside) 300 lbs (inside)
Sail Area 713 sq ft
Original Owner: Carleton Mitchell

Finisterre was built by Seth Peterson of Old Saybrook, Connecticut and launched in 1954. The owner chose Sparkman & Stephens in great part due to his relationship with Rod Stephens with whom he had sailed with quite a bit on Rod’s NY32, Mustang. As Mitchell himself said “Although it was my privilege to sail with many of the top sailors of the era, I don’t think anyone else combined knowledge of deck layout, rigging and sails. ” Olin Stephens’ innovative design genius, as exemplified by such diverse vessels as Dorade, which revolutionized ocean racing, and the super-J boat, Ranger, and it was easy to see why S&S was the go-to team.”


























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