
È una spider del mare, io e mia moglie abbiamo fatto diversi fine settimana in Istria o verso Grado dormendo a bordo, d’estate si monta il tendalino che protegge dall’albero sino al timone e si dorme benissimo lasciando il tambuccio aperto. Io sono alto 1,85 e non ho mai avuto problemi, anche a 70 anni.
La barca é veloce a vela ed a motore, nelle regate disputate si era quasi sempre sul podio.
Se qualcuno cerca una piccola BARCA, pronta a salpare… eccola. Unico lavoro da fare é mettere l antivegetativa, Ora ha un primer epossidico
Motore: Lombardini 11 cv comunque smontato e portato a 0 ore nel 2018, da allora avrà fatto max 30 ore, cambio olio/filtri fatto regolarmente ogni anno (anche non facendo ore). Nel 2025 riverniciato, ricontrollato tutto, montato una valvola in modo da poter vuotare la sentina tramite lo sfiato del raffreddamento e montato una pompa di sentina automatica.
Anno varo 2002
Progetto: n° 135 – Carlo Sciarrelli
Costruttore Cantiere Alto Adriatico/Monfalcone
Lungh: 6,00m (gallegg. 5,70m)
Largh: 2,07m
Pescaggio: 0,77m
Peso: 1.100kg (zavorra 375kg)
Sup.velica 27m2
Gemella di Nababbo II e Despina, l’unica però con armo a picco portoghese come dai piani originali di Carlo Sciarrelli.
Fasciame doppio longitudinale in mogano kaya (tot. 18mm), incollato con resina epossidica. Coste in laminato di frassino (colla rossa). Chigla in iroko, madieri in rovere e acciaio. Zavorra in piombo. Coperta in compensato marino di okoume‘ 6mm. Albero e picco in sitka spruce, boma e bompresso in abete russo.
Vernice opera viva rifatte ottobre 2025.
Serbatoio nafta 10lt. sotto la panca del pozzetto.
– Motorino d avviamento nuovo: 2023
– Cavo comando marce: 2023
– Pompa sentina manuale: 2023
– Batteria: 2023
– Vele Hannibal Sail: 2023 – randa, fiocco con frullino, trinchettina (del 2004 ma usata max 3-4 volte). Gennaker del 2023, che diventa spinnaker usando un piccolo tangone (in dotazione)
– Sartiame: 2023 – tutto in dynema (per comodità e per non aver cavetti d acciaio che strusciano sulle vernici quando si smonta l albero).
– Drizze/scotte/bozezllame: in ottime condizioni o nuovo.
– Ancora tipo “Bric“ con 20m di tessile (mai usata)
– Parabordi: in abbondanza.
– Cagnaro estivo 2023, cagnaro pesante 2009, sporco ma in buone condizioni, 1 – 2 tendalini e altri due cagnari per il solo pozzetto, copriranda e lazzy-jack.
– armo picco portoghese.
– Interni: due cuccette, possibilità di aumentare la superficie mettendo un terzo materasso in mezzo.
– Gavone: di prua.
– 1 stipetto a dx per ev. borse, stivaggio abbondante anche sotto le cuccette.
– “carteggio” a sx con sottostante stipetto.
In dotazione carrello autostradale:
– Il carrello é un Ellebi da 1.200kg (la barca pesa 1100kg), un asse e rimesso completamente a nuovo nel 2024, pneumatici compresi. Ha targa austriaca ma si puó tranquillamente rimmatricolare in Italia. Sul carrello é avvitato un invaso fatto ad hoc.
Da un articolo apparso su Vela e Motore il 1953. Autore ing. Artù Chiggiato(*)
… “Difficile costruire una vera storia delle passere lussiniane. Forse fu un naturale sviluppo delle imbarcazioni di bordo, i “long boats” o i “gig boats” dei “clippers” del periodo aureo della vela, periodo che fece la fortuna di Lussino dove nel volgere di tre generazioni vennero costruiti ben 366 velieri.
Camelia, Viola, Dalia, sono i nomi di queste barche più famose della fine del secolo scorso. Erano armate a due alberi con vele al quarto e raggiungevano per la loro gran velatura una sorprendente velocità (…)
Successivamente a queste imbarcazioni che dovevano essere sui 7 – 8 metri fuori tutto, presero diffusione dei modelli minori e nel 1880 un carpentiere lussiniano rimpatriato dall’America costruì il delfino a cui seguirono per spirito agonistico il dentale e li Branzino e altre che erano lunghe circa m 5,50 e larghe 2,25, tutte velocissime (…)
Le ultime “passere” attraverso questa esperienza, potevano dirsi perfette e potevano considerarsi un saggio di arte navale (…) malgrado la eccezionale larghezza (anche m 2,20 su 5 di larghezza) e con 300 – 400 Kg di zavorra interna, grazie alla grande velatura che per talune raggiungeva i 30 mq, si realizzava una velocità pari quasi a quella di una “Stella”. Un lungo bompresso era necessario per lo sviluppo della velatura e le rande erano per lo più inferite su un alto picco, dritto quanto una Marconi. La chiglia non aveva piombo; era in legno di rovere, profonda più di un metro e prolungata per quasi tutta la lunghezza dello scafo. La zavorra interna consisteva in pani di ghisa che in regata potevano, a mezzo di un carrello, essere spostati sopravento a seconda delle andature. Il numero dell’equipaggio era a discrezione del timoniere che secondo il vento imbarcava quanti riteneva utili per la manovra o per zavorra.
Le proporzioni di queste “passer” più famose, trovano riscontro in modelli consimili che si erano sviluppati altrove come alle bermude, alle Bahamas, a Bristol verso il 1860, ancora oggi riportati da alcuni testi inglesi.
(…) Va anche ricordato che parte della marineria lussiniana era costituita da velieri costruiti all’estero: perciò niente più facile che assieme alle navi anche qualche buona barca dell’epoca sia giunta a Lussino. (…)
Certo, le “passere lussiniane” sono state di generazione in generazione una gran scuola e alcuni dei nostri migliori timonieri hanno appreso sulle “passere” di Lussino l’arte di portare una barca a vela. Così dicasi di tino Straulino, di Nico Rode, di Tito Nordio, di Salata, di de Manicor, di Muchi Stenta, di de Denaro e di molti altri ancora.
Con il tramonto delle navi a vela di fronte alla sopravvenuta navigazione a motore (…) diminuì anche lo spirito agonistico. Le “passere” pontate prevalsero su quelle aperte, da regata, perché con esse si poteva fare delle crociere lungo le (…9 coste istriane e dalmate. (…) Le coste adriatiche, in prevalenza costituite da spiagge, non sono adatte alle passere che per le loro chiglie profonde non possono essere alate in secco senza invasatura. (…)
(*) Artù Chiggiato (1902 – 1985) fu un progettista veneziano di imbarcazioni da diporto







